Vedere migliaia di italiani costretti a reinventarsi “strateghi di viaggio” per tornare a casa a Natale è un insulto alla dignità, non un semplice disagio.
Un volo diretto da Milano a Palermo costa circa 192 €, mentre con uno scalo , magari a Varsavia , si può arrivare a pagare meno della metà: circa 90 €.
Chi ha fretta paga il doppio.
Non è un’eccezione: Milano-Catania, Bologna-Cagliari, Milano-Lamezia, tante rotte del Nord–Sud seguono la stessa dinamica.
Non va meglio se si sceglie il treno. Perché il sistema ferroviario è in crisi. Blocco della circolazione, linee sospese, cancellazioni: il Sud è sempre più isolato.
I passeggeri finiscono per pagare tariffe alte nonostante orari allungati, disservizi continui e ritardi gravissimi. Il punto è uno solo, c’è una responsabilità politica chiara: Salvini, attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La situazione è inaccettabile. Per i viaggiatori il ritorno a casa è diventato un salasso. Quando i treni sono in tilt e gli aerei diventano caroselli di prezzi folli, non è un problema tecnico, è una scelta politica di chi governa.
Basta propaganda sui grandi progetti, ponte sullo Stretto, annunci mediatici e promesse varie. La realtà è che gli italiani non riescono a tornare a casa per Natale senza scegliere tra spese folli o ore sprecate nei corridoi di aeroporti stranieri o sulle banchine in attesa di un treno che (forse) partirà.
È una vergogna e Salvini, a capo del ministero che dovrebbe garantire mobilità e diritti fondamentali, ne porta tutta la responsabilità.


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