Quanto accaduto a Giugliano è l’ennesima conferma di una realtà che in Campania conosciamo fin troppo bene: si continua a morire sul lavoro e non possiamo più fingere che siano episodi isolati.
La Campania resta stabilmente tra le regioni italiane con il più alto numero di morti sul lavoro. Non è un’emergenza improvvisa, è un problema strutturale.
Un sistema che non tutela a sufficienza chi lavora e che produce tragedie con una regolarità ormai inaccettabile.I dati nazionali parlano chiaro: dall’inizio dell’anno in Italia si contano 896 vittime sul lavoro. Campania, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono in cima a questa classifica drammatica.
Il settore delle costruzioni resta il più colpito. Numeri che raccontano un fallimento collettivo delle politiche di prevenzione e controllo.Ogni volta che accade una tragedia come quella di Giugliano, il copione è sempre lo stesso: cordoglio, indagini, promesse.
Poi tutto torna come prima, ma la sicurezza sul lavoro non può continuare a essere una variabile secondaria.Morire di lavoro non è una fatalità, è il risultato di scelte politiche, di controlli insufficienti e di una cultura che considera la sicurezza un costo e non un diritto.
Su questo la politica ha una responsabilità diretta.Continuerò a chiedere interventi strutturali: più prevenzione, più ispezioni e tutele. Perché il lavoro deve garantire dignità e sicurezza, non mettere a rischio la vita di chi ogni giorno manda avanti questo Paese.


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