Nella Giornata internazionale delle persone con disabilità, sento il bisogno di dire una cosa semplice: chi vive una fragilità, o assiste ogni giorno una persona cara non autosufficiente, non può accontentarsi di parole gentili e promesse per il futuro. Servono scelte concrete, adesso.
Purtroppo, guardando la manovra, faccio fatica a vedere questi segnali.
Le risorse previste sono poche e non bastano a rispondere ai bisogni reali delle famiglie.
Anche l’idea di intervenire sulla Legge 104 preoccupa, perché per molti è un aiuto fondamentale. Ai caregiver, poi, viene destinato un importo che non rende giustizia all’impegno enorme che portano sulle spalle. Molte misure vengono rimandate, con fondi che rischiano di raggiungere solo una piccola parte di chi ne avrebbe diritto.
Per questo, insieme ai miei colleghi, ho presentato un emendamento che prova a dare un segnale diverso: tre miliardi già nel 2026, con contributi fino a 600 euro per chi assiste un familiare gravemente non autosufficiente.
Non è la soluzione definitiva, lo so, ma è un primo passo importante. Dovrà essere seguito da un vero riconoscimento del ruolo dei caregiver e da servizi che offrano un po’ di respiro, perché chi si dedica alla cura non può essere lasciato solo.
Le risorse per iniziare ci sono. Ora serve la volontà di usarle nel modo giusto, mettendo al centro le persone che ogni giorno affrontano difficoltà che non possiamo permetterci di ignorare.


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