Oggi il mio pensiero è rivolto a Pamela Genini e alle altre quarantadue donne uccise in Italia nel corso di quest’anno.
La cultura tossica del patriarcato è ancora presente — e purtroppo devastante — ma concentrarsi solo su di essa rischia di diventare un riduzionismo intellettuale che non aiuta né le vittime né la società.Per comprendere davvero il problema, a mio avviso, dobbiamo parlare anche dell’incapacità di gestire la frustrazione e il dolore che derivano da un abbandono.
Bambini cresciuti nella “no fobia”, padri assenti o deleganti, mancanza di confini, di contenimento emotivo, di regolazione interiore. Un’autorità genitoriale amputata.
Soprattutto quella paterna.
Così nasce l’uomo senza regole, convinto di poter possedere tutto, incapace di affrontare le emozioni negative che vengono evitate e minimizzate.
Eppure, dolore e sofferenza sono parte inevitabile della vita: prima o poi, tutti dobbiamo farci i conti. Ed è in quel momento che accadono le tragedie.
Qualche giorno fa ho visto delle interviste in cui uomini tra i 50 e gli 80 anni dichiaravano di non credere nella psicologia. Non mi ha sorpresa. La generazione dei nostri genitori — salvo rare eccezioni — è cresciuta in un mondo che non esiste più, da cui però faticano ad affrancarsi.
I genitori di oggi, soprattutto quelli di figli maschi, devono assumersi la responsabilità di educare.
La scuola è importante, certo. Ma lo è ancora di più la famiglia.
Comprendere i meccanismi della mente del bambino e dell’adolescente fa la differenza. Affidarsi a professionisti, quando necessario, non significa medicalizzare, ma cercare conoscenza.
Addio, Pamela.
Vorrei poter credere che tu sia l’ultima e mi spezza il cuore sapere che non sarà così.


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